Opinioni · Storia

Cultura: l’urlo degli uomini in faccia al loro destino

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Paideìa, è questo il dono più bello che i grandi filosofi e saggi dell’antica Grecia ci hanno lasciato in eredità; è questo il più concreto strumento attraverso il quale ci è possibile conoscere nel modo più oggettivo e reale possibile il mondo quale è; è questa la base su cui hanno poggiato i piedi i più famosi personaggi della storia, da Hemingway ad Einstein, passando per Mozart o i Pink Floyd .

Resa nella lingua italiana, la parola paideìa corrisponde a cultura, ma anche ad educazione, dato che, anticamente, i costumi morali che dovevano possedere i ragazzi, o paìdes (e qui notiamo la stretta relazione etimologica dei due sostantivi) venivano insegnate leggendo passi dell’Iliade o dell’Odissea, mentre i calcoli matematici venivano eseguiti basandosi sull’astronomia di Zenone o di Eraclito.

Un tempo, e parlo di non più di 50 anni fa, sapere molte cose era un vantaggio che portava molto spesso ad importanti occupazioni e ad una grande stima e rispetto da parte di tutti. La cultura fu un valore per cui a fine anni sessanta giovani studenti italiani e non solo lottarono contro il sistema scolastico contestando i contenuti arretrati e parziali dell’istruzione e rivendicando l’estensione del diritto allo studio anche a chi era in condizioni economiche disagiate. Da quegli anni ad ora di tempo ne è passato e dire che le cose sono cambiate appare restrittivo. Infatti adesso,osservate dal terzo millennio, le rivolte studentesche non sembrano molto più recenti della presa della Bastiglia. Ma cosa è cambiato nel posto paese in meno di mezzo secolo? Facile, il nostro paese. Da fine anni settanta in poi l’Italia cominciò a vivere un benessere economico che influì notevolmente in tutto il sistema: si cominciò a comprare macchine ed elettrodomestici, cambiò completamente il mondo della televisione, fino a quel momento rappresentato dalla Rai, che vide progressivamente l’affermarsi delle reti private, fu introdotto il computer e nacque internet, cambiò la moda, nacquero nuovi tagli di capelli e l’Italia di Bearzot vinse quei fantastici mondiali spagnoli che ancora oggi sono ricordati come i più belli. Insomma, il nostro sembrava il paese dei balocchi, ma in verità quella prosperità più o meno collettiva stava celando agli occhi dei cittadini la reale situazione di una politica ormai irrimediabilmente corrotta e di un decadimento di quei moti di innovazione ed interesse che avevano caratterizzato il nostro popolo. Gli italiani erano diventati schiavi dei programmi televisivi, la cultura e la conoscenza beni effimeri, inutili e derisi. Fu coniato l’aggettivo “sfigato” a delineare chi agiva e si comportava diversamente dagli altri come un emarginato sociale. La generazione degli anni 80 e 90 ha quindi reso a sua immagine e somiglianza quella del nuovo millennio, con la piccola differenza che adesso i giovani non poltriscono più sui divani o sui letti guardando qualche programma televisivo, ma camminano perennemente a capo basso in modo simile a come Dante Alighieri descrive i superbi nel Purgatorio, tenendo tra le mani un oggetto piccolissimo al quale hanno affidato la propria esistenza. Ma i responsabili di questa perdita di interessi non sono assolutamente gli adolescenti, come si vocifera per le strade dei paesi, che in fin dei conti non hanno fatto altro che crescere in un mondo che già era sprofondato nell’ignoranza più assoluta, ma di chi prima di loro non si rese conto di ciò a cui stava andando incontro la società e che adesso, terribilmente ipocriti, biasima i cattivi costumi di questa generazione. Intanto le biblioteche sono vuote, i musei sono visitati da chi ha 40 anni in su, la politica rimane un fatto estraneo a tutti e si ascolta la terribile musica commerciale.

Ma nulla è perduto; Se Gianbattista Vico,infatti, insieme a molti altri filosofi ed economisti del XVII e del XVIII secolo, considerava la storia come un continuo ciclo di corsi e ricorsi, ovvero come un periodico ritorno ad eventi già trascorsi, allora sicuramente ritornerà l’epoca in cui anche il conformismo vedrà la propria fine e noi assisteremo alla rinascita della cultura e dell’interesse alla conoscenza .Ma questa nuova età dell’oro può essere possibile solo se i giovani riescono ad allontanarsi dagli ambienti e dalle mentalità in cui sono cresciuti e a rifiutare le nocive abitudini che si sono saldamente attecchite nell’intero sistema sociale, dimostrandosi così migliori alle precedenti generazioni e ponendo le basi per una rinascita culturale. Per fare ciò sono necessarie pochissime ma fondamentali azioni: leggere, perché la lettura è un ottimo strumento per ragionare ed ampliare le proprie vedute; interessarsi di ciò che accade nel nostro paese, perché se i giovani ,che rappresentano il futuro, non sono attirati da ciò che accade in Parlamento rimanendo ignoranti ed ottusi, allora è giusto che vivano come schiavi e che siano costantemente sfruttati dai capi e dai direttori; trovare un interesse, che siano la matematica, la fisica, la letteratura, le lingue, la cucina o la musica, perché senza passioni non facciamo lavorare la nostra mente, quindi, non ci differenziamo più di tanto dalle bestie.

-Claudio Goracci

 

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